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Perù – Braccianti a Ica

domenica, dicembre 12, 2010

A partire dagli anni ’90 l’agricoltura nella Regione di Ica, fino ad allora costituita da coltivazioni tradizionali (cotone, mais, vite e cerali), si è rapidamente convertita alla produzione destinata all’esportazione (asparagi, cipolla, paprika, carciofi, uva da tavola e pomodori, tra gli altri).

Mercato di prodotti agricoli - Perù 2004 Attualmente la Regione di Ica ha circa 117mila ettari di terreno coltivato e costituisce il 65% delle esportazioni di prodotti agricoli dell’intero Perù con 46 prodotti destinati esclusivamente all’esportazione verso 134 paesi, tra cui Stati Uniti, Spagna, Inghilterra, Italia e Olanda.

Nella maggior parte dei casi i proprietari non sono peruviani. Nel 2008 il valore delle esportazioni è stato di 3800 milioni di dollari. La sola esportazione di asparagi proveniente dagli 80 ettari di San Ramon (provincia di Ica) ha avuto un volume superiore ai 2 milioni di dollari.

Una Bracciante diretta al lavoro-Ica-2009 A seguito di questo considerevole sviluppo le possibilità di impiego si sono principalmente (se non quasi esclusivamente) concentrate nel settore agricolo. Purtroppo, approfittando anche di una legislazione speciale (la Ley de Promocion Agraria del governo Fujimori), il lavoro è in gran parte caratterizzato da grave sfruttamento, precarietà e assenza di diritti.

Circa il 75% dei braccianti ha un lavoro a termine stagionale ed è vittima di lunghi periodi di disoccupazione. Alcune imprese costringono i lavoratori a registrarsi con nomi fittizi per evitare di fornire i benefici sociali che scattano dopo un periodo continuato di lavoro presso la stessa azienda. Sempre per lo stesso motivo i lavoratori tendono ad essere licenziati poco prima del raggiungimento di questo periodo.

Braccianti diretti al lavoro-Ica 2009 Raramente i salari superano il minimo vitale. Si calcola che una famiglia di sei persone avrebbe bisogno di entrate economiche pari a circa 1800 Soles mensili per garantirsi la semplice sopravvivenza. Mediamente gli stipendi vanno dai 12 ai 18 Soles al giorno (un Sol è uguale a 0,25 Euro). Generalmente la giornata lavorativa è di 9/12 ore, ma spesso arriva alle 18/20 ore, senza pagamento di straordinari, festivi o di qualsiasi altro beneficio.

Le normative su salute e sicurezza sul luogo di lavoro sono assenti o disattese, esponendo i lavoratori a numerosi fattori di rischio, fra i quali l’intossicazione causata da fertilizzanti e pesticidi (verso cui non ricevono né strumenti di protezione né informazione adeguata), le alte temperature e la forte radiazione solare durante il lavoro nei campi, le prolungate posizioni viziate, i pesanti carichi e gli sforzi eccessivi nei campi e negli stabilimenti di lavorazione e confezionamento che provocano gravi patologie articolari e del sistema muscolo-scheletrico.

Braccianti al lavoro nei campi - Ica 2011 Nella maggioranza delle aziende i lavoratori subiscono soprusi e prevaricazioni ad opera dei sorveglianti. I braccianti sono oggetto di grida e insulti, non possono parlare tra loro, hanno un tempo limitato per mangiare o per le necessità fisiologiche (quando questo non gli viene addirittura impedito) e spesso per bere possono utilizzare solo l’acqua degli impianti d’irrigazione, a rischio di contaminazione da prodotti tossici, mentre le lavoratrici sono spesso vittime di minacce, umiliazioni e molestie sessuali. Se un lavoratore si ammala perde il salario per le giornate non lavorate e se la malattia è prolungata o troppo frequente perde direttamente il lavoro. Si viene licenziati anche se non si riesce a tenere il ritmo di lavoro o, peggio, se si cerca di fare valere i propri diritti.

 

 



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